Omaggio a Sottomarina

Una nostra cara cliente quest’estate ci ha lasciato questo omaggio alla spiaggia di Sottomarina:

“Lavorando per l’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza, la Cultura e la Comunicazione, siamo convinti che la tutela del patrimonio naturale e la valorizzazione
delle tradizioni, siano importantissime. Per questo, pur non volendo fare una trattazione scientifica, abbiamo raccolto testimonianze, dati e
informazioni per descrivere le proprietà di Sottomarina.”

La sabbia e lo iodio.
Le coste del mare Adriatico derivano e si sono formate dal fiume Po. Sottomarina di Chioggia fa eccezione perché collocata fra il fiume Brenta e la laguna, riceve la sabbia dal fiume Brenta. Il fiume nasce dai laghi di Levico e di Caldonazzo in provincia di Trento, percorre tutta la val Sugana alle pendici delle Dolomiti e raggiunge la pianura Padana. Sfocia nel mare Adriatico fra Sottomarina di Chioggia a nord e Isola Verde di Chioggia a sud. Così il Brenta fornisce sabbia proveniente dalle Dolomiti, mentre il Po raccoglie una miscela di sabbia proveniente dalle Alpi e dagli Appennini. In più un importante affluente del Brenta, il brevissimo fiume Oliero, esce dalle famose grotte di Oliero e porta al mare numerosi oligoelementi provenienti dall’altopiano di Asiago.
Per questo la sabbia di Sottomarina è così particolare.
Per quanto riguarda l’abbondante ricchezza di iodio del litorale di Sottomarina, ci sono diverse teorie. C’è chi dice che lo iodio proviene dalle grotte di Oliero. C’è invece chi afferma che la grande
varietà di flora e fauna marina che abita il parco marino delle Tegnùe, genera e fornisce una grande quantità di iodio. Il fatto è che a Sottomarina lo iodio è in maggiore quantità rispetto alle altre località, tanto che i pediatri raccomandano il soggiorno a Sottomarina per i bambini gracili e con diverse patologie polmonari.
La tradizione racconta che durante i secoli passati veniva portato un secchio di sabbia di Sottomarina nelle camere dei bambini malati, perché potessero giocare e guarire.

Il fondale marino e le alghe.
Il fondale di fronte a Sottomarina è relativamente poco profondo. Questo fa sì che l’energia dei raggi solari possa giungere molto abbondante e favorire la crescita di un ecosistema ricco e vario.
Andando verso il largo di Sottomarina, a circa otto chilometri di distanza, poco oltre la linea dell’orizzonte, si trova un luogo con delle particolarissime formazioni rocciose, uniche nel loro
genere: la barriera corallina che viene chiamata le Tegnùe. Un recentissimo studio ha chiarito come e quando le Tegnùe si sono formate.
Dobbiamo ritornare indietro di diecimila anni. In quel tempo remoto stava terminando l’ultima Era Glaciale e il livello dei mari era assai più basso di quello attuale. In particolare il mare Adriatico
terminava già ad Ancona, quindi i grandi fiumi come il Po e il Brenta dovevano percorrere una lunga strada per arrivare al mare. Il graduale rialzo della temperatura e il conseguente scioglimento dei ghiacci, fecero risalire il livello dei mari e nei successivi duemila anni il mare Adriatico risalì fino alle sponde attuali. L’antico letto dei fiumi, ormai sommerso dal mare, aveva una speciale proprietà rispetto al fondale sabbioso che è sempre stato caratteristico di questo mare: era una struttura di sabbia e conchiglie compatta e cementata quasi come una roccia.
Su questa base stabile e robusta si svilupparono numerose colonie di alghe rosse calcaree.
Nasceva così, settemila anni fa, la barriera corallina delle Tegnùe.
Questa barriera differisce dalle più note barriere coralline perché non è formata da coralli, ma da alghe rosse calcaree chiamate coralligene. Su questo substrato di alghe calcaree ha preso vita un ecosistema con una grandissima molteplicità di flora e fauna marina: pesci, spugne, anemoni di mare, ricci, stelle e alghe di tante specie. Un ambiente unico nel suo genere, con un patrimonio biologico di grande valore e interesse. Così quando a Sottomarina si cammina in riva al mare, si vedono tante alghe diverse che testimoniano la ricchezza delle forme viventi che popolano l’ecosistema delle Tegnùe.
La tradizione racconta che i pescatori quando gettavano le reti al largo di Sottomarina, si trovavano spesso con le reti strappate. Si sparse così la voce di una Chioggia sommersa, di una leggendaria Atlantide adriatica, di una città fantasma sotto il mare, dove le reti venivano trattenute dai campanili delle chiese e dai comignoli delle case. Questa leggenda e questo mito sono arrivati fino a noi con il nome le Tegnùe: “le trattenute”… Erano le rocce della barriera coralligena a trattenere le reti dei pescatori!
È proprio vero che il mare resta sempre un mistero e spetta a noi scoprirne i segreti.

Sottomarina, 6 agosto 2018
Elisabetta Ghini, dott. in biologia.
Roberto Ghini, dott. in fisica

2019-05-06T13:47:17+00:00